L’epicondilite: ecco cosa fare con questo infortunio del gomito

I tennisti la conoscono bene, ma non sono gli unici a dover fare i conti con questo infortunio del gomito. Ecco cosa fare in caso di epicondilite!
L'epicondilite: quanto è comune
Le comuni lesioni del gomito nei giocatori di tennis comprendono l'epicondilite e l'epitrocleite. La tendinopatia laterale del gomito (epicodilite o gomito del tennista) colpisce i giocatori amatoriali più comunemente di quanto colpisca i professionisti. I tennisti principianti tendono infatti a colpire di rovescio con i polsi in una posizione più flessa, mentre i giocatori di alto livello hanno un aumento dell'estensione del polso poco prima del contatto con la palla (Blackwell et al., 1994). I giocatori meno esperti esibiscono sostanziali contrazioni eccentriche dei muscoli estensori, causando il ripetitivo microtrauma visto nel gomito del tennista (Riek et al., 1999). Tra gli anni 2000 e 2005, sono stati pubblicati circa 159 studi sul tennis. La maggior parte dei lavori pubblicati riguarda il sistema muscolo-scheletrico (82,17%), di cui il 65% ha riguardato l'articolazione del gomito: un quarto delle lesioni gravi (da 1 a 6 mesi) riguarda infortuni al gomito, e risultano essere circa il 20% degli infortuni cronici e recidivanti, a livello dei tendini degli epicondilo laterale e mediale. La percentuale è molto più alta negli uomini rispetto alle donne proprio a causa del torque di forza maggiore nei colpi come il servizio od il diritto, dove, in assenza di un corretto pattern motorio coordinato e potente, il gomito si lateralizza in varo o valgo ad ogni colpo effettuato dal giocatore. Nonostante questo solo lo 0,3% riguarda una sofferenza delle cartilagini del gomito. Per quanto riguarda infortuni e lesioni acute ad essi correlate, il gomito risulta essere tra i segmenti corporei più colpiti, secondo solo alla caviglia, mentre risulta al primo posto per quanto riguarda lesioni tendinee.
L'epicondilite: cos'è
La diagnosi per l'epicondilite viene effettuata mediante un esame obiettivo, sebbene la risonanza magnetica possa confermare la diagnosi. La “morbidezza” dell'epicondilo alla palpazione, il dolore e/o la debolezza muscolare in estensione del polso e supinazione dell'avambraccio sono tipici segni nella tendinopatia laterale del gomito, mentre il dolore e/o debolezza muscolare in flessione del polso e pronazione dell'avambraccio sono classici nella tendinopatia del gomito mediale. In contraddizione con la tendinopatia del gomito laterale, la tendinopatia mediale del gomito è più comune nei tennisti di alto livello che nei principianti. I siti più comuni di coinvolgimento sono la tendinosi nei muscoli pronatori e flessori del carpo radiale (Vangsness CT Jr, et al., 1991).Tra le possibili cause vi sono l'eccessiva pressione del polso sul colpo e il colpo di mano, il colpo aperto e il colpo corto. Nei giocatori d'élite, la ricerca ha mostrato aumenti di forza fino al 20% -30% nell'estensione del gomito, nella flesso/estensione del polso e nella pronazione dell'avambraccio del braccio dominante rispetto al braccio non dominante. Il 54% della forza all'impatto del colpo viene generata dalle gambe e dal busto (Kibler e Saffron, 2000), ed ovviamente varia a seconda della tecnica di servizio. Di conseguenza, i giocatori con una tecnica di servizio “difettosa”, devono ottenere più forza dall'arto superiore rispetto ai giocatori con una tecnica migliore, per ottenere la stessa elevata velocità della palla, ottenendo però anche più probabilmente problemi alla spalla ed al gomito (Jayanthi et al., 2005). La frequenza del gioco, il materiale e l'età (in particolare la degenerazione dell'apparato muscolo-tendineo), giocano un ruolo decisivo nello sviluppo del danno da sovraccarico al gomito (Gruchow e Pelletier, 1979, confermato anche dallo studio di Jayanthi et al.). In questo studi, almeno il 20% dei giocatori amatoriali, con un'età media di 47 anni, ha sviluppato problemi al gomito (Jayanthi et al., 2005).
L'epicondilite: le cause
Le maggiori cause dello sviluppo di infortuni o patologie croniche, sono elencati statisticamente in ordine decrescente:
- La quantità limitata di movimento della spalla (Kibler and Chandler, 2003)
- Un adeguamento riscaldamento pre-allenamento o pre-partia
- La scelta del peso della racchetta
- La grandezza dell'impugnatura
- La presenza di un “ammortizzatore” antivibrazione.
É facilmente intuibile che sia necessaria più forza per generare la stessa velocità della palla quando si usano racchette più leggere (Creveaux et al., 2013).
L'epicondilite: cosa fare
La maggior parte dei pazienti con tendinopatia del gomito risponde bene al riposo e a fisioterapia, stretching e rafforzamento eccentrico, in aggiunta a modalità locali di terapia fisica, come il massaggio a trasverso profondo e l'elettro-stimolazione. Esiste la possibilità di prevenire i problemi cronici al gomito (Kibler et al.) con esercizi di stretching che forniscono un aumentato raggio di movimento dell'articolazione della spalla e riducono quindi il rischio di infortuni da sovraccarico. Inoltre una accurata valutazione dell'impugnatura della racchetta (solitamente meglio più grande), e della tecnica possono essere importanti nella gestione fisioterapica di questo tipo di infortuni. Il rinforzo controresistenza può essere efficace quando gli atleti tornano a giocare (Groppel JL, et al., 1986). Le continue recidive di infortunio possono inoltre giustificare un'iniezione di corticosteroidi. Sebbene gli studi non abbiano generalmente mostrato alcun beneficio a lungo termine per quanto riguarda la guarigione dei tendini, un'iniezione di corticosteroidi può ridurre sostanzialmente i sintomi acuti (Nirschl RP et al., 2003), mentre non sono ancora chiari i benefici di trattamenti come il plasma ricco di piastrine (PRP). Quando la gestione non chirurgica fallisce, la chirurgia può avere successo nella maggior parte dei casi, con l'eliminazione del tessuto angiofibroblastico patologico e/o la riparazione dell'inserizione prossimale del tendine.
L'epicondilite: la riabilitazione
I programmi di riabilitazione e prevenzione per il gomito nei tennisti consistono negli esercizi di allenamento specifici per la forza resistente ed esplosiva, sia locali che dell'intera catena cinetica, partendo dall'appoggio del piede, alla flessione del ginocchio al core stability fino agli arti superiori. Questi esercizi includono ad esempio:
- Lo squat per rafforzare la gamba, per reclutare la forza e per assorbire i sovraccarichi;
- Rotazioni del tronco;
- Stabilizzazione del cingolo scapolare;
- Co-contrazioni di spalle e polsi.
Inoltre bendaggi funzionali, kinesio-taping, diatermia e terapia manuale sono di primaria importanza sia per la prevenzione degli infortuni, che delle recidive, che nella gestione del giocatore infortunato.